ARCHIVIO MAGGIO 2009

glicine a settembre

Eccolo per me

un mazzo di fiori

per me

da me.

Chi altri potrebbe?

Ho già una band di problemi

e confusione

e paura che paralizza come veleno.

Le mie spalle son tarate per un tot

non faccio miracoli

o straordinarietà

salvo quella di volere ancora.

un amore

Appare illusoria

come la vicinanza

a portata di mano

di una luna immensa e incandescente.

Appare illusoria

la memoria di un amore

che si faceva chiamare col nome  sbagliato.

Ho nutrito i miei pensieri

con la linfa delle fiabe

ho ascoltato racconti di respiri lontani

di alberi e stanze che non vedrò mai.

Se l’amore ha il suo nome

e non ha rubato il nome ad altri

non può aver paura di una voce.

Se costruisce dighe o barricate

si è sporcato d’ingiustizia

ed era finzione ingenua

quella del carcerato

che vede il sole oltre le sbarre.

Posso contare mesi ed estati

posso contare parole e ciò che mi abitava

-ciò che abitava me e me soltanto-

Il non-amore vestito da amicizia

si informa -cortese-

chiede -educato-

saluta -formale-

Il non amore pianifica una vita

la sua

che non ha mai compreso me

se non durante un breve sogno.

Ed io

adesso che ci penso

non ho mai visto

sul suo corpo nudo

il baluginar dell’alba.

ludus

So quello che faccio

e dove metto le mani.

Le parole aduse

patrimonio di tutti

le incastro a mio piacere

come incastro

volti e sorrisi

in sequenze temporali.

In un gioco chiamato vita

gioco a smontare gli anni

prima che gli anni

smontino quel che resta di me.

Cutting

Arpeggi aggrappati

a una griglia di luce

– ricordi –

ricordo d’amore

mano aperta

carezza calore

schiaffo dolore

– vita tuttavia –

se vita è versare

la parte più pura di noi

in invasi stellari

schegge acute di cristallo

stille di sangue

testimonianze di passaggi.

contro

Consapevolezza

percorso interrotto

da abbagli improvvisi

da luci impreviste.

Consapevolezza di vie

già tracciate da sempre

quasi ineluttabili condanne

al soffocamento

di ogni emozione

all’atteggiamento sconfitto

della testa bassa

anche se la voglia di guardare il cielo

è immensa.

Corazza di frasi logiche

fredde come conti su un libro mastro

contro

la consapevolezza di me

che ho annaspato fra bugie e parole ingiuste.

E adesso bacio il pelo dell’acqua stagnante

e inspiro aspre boccate di vita.

ARCHIVIO MARZO 2009